Per Pitagora i numeri sono virtù del Dio supremo, l’essenza delle cose, causa dell’ordine del cosmo, nella sua armonia e bellezza.
Per la scuola pitagorica la distanza fra i pianeti corrisponde all’intervallo proporzionale esistente tra le note musicali, per cui le sfere celesti risuonano di perfetta armonia.
L’idea pitagorica dei numeri fu introdotta nel mondo cristiano da Boezio, che definisce Dio come l’Uno da cui origina il molteplice.
Se l’Uno è la radice di tutte le cose, il 2 è il primo numero ed esprime la polarizzazione, nel simbolo del Tao, che nel taoismo è reso con una parte bianca e una nera, ognuna contenente un puntino dell’altro colore, per individuare la legge del dualismo cosmico per cui ogni principio è generato da quello opposto; il 2, sommato a se stesso o moltiplicato per sé dà sempre il perfetto 4. Geometricamente è la linea tra due punti.
Segue il tre, primo numero dispari: generato da uno e da due, esprime lo spirito agente, la Trinità delle varie tradizioni; è il triangolo che è origine di tutte le figure piane, tutte composte di triangoli.
Il quattro generato dal due e generatore del due è il prodotto di due fattori uguali 2 x 2, simboleggia i punti cardinali, la terra, i quattro elementi, la perfezione della manifestazione. Geometricamente dà il quadrato.
La somma di 1,2,3,4 dà il 10, la sacra Tetraktis, sorgente dell’inesauribile natura.
Il 5 è, per i pitagorici, il numero nuziale, che risulta dall’unione del primo numero femminile, il due, e del primo maschile, il tre; rappresenta l’uomo cosmico la quintessenza oltre i quattro elementi, la luce od etere. Geometricamente espresso dal Pentagono e dalla sacra stella a cinque punte, espressione massima dell’armonia.
Il triangolo 345 è un triangolo rettangolo in cui, secondo il teorema di Pitagora, 3 al quadrato + 4 al quadrato uguale 5 al quadrato. Già noto agli egizi come triangolo isiaco, Plutarco dice che rappresentava la trinità egizia: Osiride, Iside, Horus.
Il sei è il numero perfetto per la scuola pitagorica, dato che è uguale alla somma dei divisori 1+2+3=6 ed ai prodotti 1 x 2 x 3 = 6. Dio creò il mondo in sei giorni perché il sei è un numero perfetto. Geometricamente rappresentato dall’esagono e dal Sigillo di Salomone in cui gli opposti, espressi dal triangolo con il vertice in alto, maschile, e quello con il vertice in basso, la ricettività del femminile, sono in perfetto equilibrio da cui scaturisce l’armonia.
Sette unisce il divino 3 e il terrestre 4 ed esprime la legge settenaria del creato con i sette pianeti, i sette giorni della settimana, le sette note musicali ed i colori dell’arcobaleno. Nel 600 era chiamato numero verginale, perché non è generato (è numero primo) e non genera perché, moltiplicato per il numero minore 2, va oltre la decade.
Con otto, cubo di 2, avviene un passaggio dal bidimensionale al tridimensionale: è allora il numero della spiritualizzazione, della resurrezione; il dio egizio Thot è detto signore dell’otto, mentre nella tradizione cristiana è legato a Maria Assunta, materia spiritualizzata, ed a Gesù risorto, la cui valenza numerica è 888.
Il nove, per i greci è la totalità dell’essere, come le nove sfere celesti, ma esprime anche un compimento che preannuncia qualcosa di nuovo (novus) tanto che con il 10, finite le unità, si torna all’Uno, ma ad un altro livello, quello delle decine, della sacra Tetraktis simbolo della perfezione del cosmo.

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